Installazione multimediale “The Sun Weeps for the Land and Calls from the Garden of Stones”

Mostra “My Ancestors and I in Diaspora: Empathic Storytelling as Decolonial Healing” di Sara Sallam.
Artista-ricercatrice multidisciplinare. è cresciuta al Cairo e ora vive a Delft, nei Paesi Bassi. Lavora con immagini fisse e in movimento e pubblica libri fatti a mano.

All’interno della mostra, due delle sue grandi opere: Un cerchio di sorelle infranto e Spostando sabbie, lasciando cicatrici.

La prima si svolge in tre atti. Il primo atto affronta l’estrazione di una centinaia di statue della dea Sekhmet, scolpite durante il regno di Amenhotep III, dal loro contesto originale in Egitto fino al loro trasferimento in Italia. Il secondo atto assume la forma di un rituale eseguito al Museo Egizio, realizzando e attivando ventuno stampe ciano tipiche che rappresentano le ventuno statue conservate nel museo. Il rituale si ispira all’antico rituale egizio dell’Apertura della Bocca, in cui cerco di imprimere la divinità delle statue sulla loro forma cartacea al Museo Egizio, in modo che le stampe possano agire per conto delle pietre. L’ultimo atto è una processione funebre che riporta queste stampe attivate in Egitto, dove le seppellisco nel luogo di nascita delle statue, nelle antiche cave di Assuan. Attraverso questo viaggio, esse lamentano il loro fallimento nel proteggere il re, poiché il loro cerchio di protezione è stato spezzato a causa del loro trasferimento forzato.
Curata da Paolo Del Vesco

Museo Egizio – Via Accademia delle Scienze 6